#ricercascientifica

Storie di ricercatori #conFondazioneCariplo

Il 2019 si apre con buone notizie per i ricercatori lombardi: Fondazione Cariplo, nel solo mese di dicembre, ha deliberato il sostegno per ben 64 progetti di ricerca per un importo complessivo che si aggira intorno ai 17.7 milioni di euro. Un impegno straordinario che spazia dalla biomedicina all’economia circolare, dalla scienza e società alla fisica, chimica ed ingegneria

La Ricerca inoltre sostiene il mondo femminileil 42% dei progetti approvati è in mano a ricercatrici determinate, in grado di raggiungere gli obiettivi conciliando lavoro e famiglia

Abbiamo raccolto le storie di tre ricercatori che hanno la possibilità di portare avanti nel 2019 il loro importante progetto  #conFondazioneCariplo.

Annalisa Murgia: torno dal Regno Unito per capire come tutelare i lavoratori autonomi

annalisa Murgia statale Milano

Il mio progetto - ROSE - Representing and Organising Self-Employed workers - esplora le condizioni professionali e la crescente richiesta di tutela e rappresentanza da parte dei lavoratori e delle lavoratrici non-standard, con particolare attenzione al lavoro autonomo senza dipendenti. Attraverso un approccio multidisciplinare, che combina metodi etnografici con analisi statistiche e di stampo giuslavorista, la ricerca prevede un’analisi del fenomeno in sei paesi europei (Italia, Germania, Francia, Olanda, Regno Unito e Slovacchia).

Il mio sogno è quello di lavorare in una università aperta, inclusiva e capace di valorizzare le differenze di genere e le diversità, sia nella ricerca sia nella didattica. In particolare, credo che la ricerca sia un processo collaborativo, alimentato dal lavoro di gruppo e dal confronto costante. Il finanziamento ERC ha contribuito a realizzare un pezzetto di sogno, perché mi ha consentito di costruire un gruppo di lavoro. Ora la sfida è farlo crescere e, più in generale, sostenere le persone all’inizio della loro carriera per la costruzione di un percorso accademico solido e coerente, anche sul lungo periodo. Nonostante i molti problemi dell’università italiana, sono comunque tanti i ricercatori che praticano quotidianamente l’ottimismo della volontà cercando di costruire  percorsi mirati a costruire un ambiente più inclusivo, interessante e accogliente. E’ attraverso la cura di queste reti e di queste relazioni che penso si possa portare avanti questo sogno e dargli concretezza.
Il mio augurio è che le università in Italia non si sottraggano al loro ruolo pubblico e si facciano portatrici di percorsi e pratiche di solidarietà attiva, mantenendo la loro autonomia nella condivisione dei saperi e contribuendo a migliorare il benessere collettivo.

Per saperne di piùwww.unimi.it/lastatalenews/share-progetto-studia-aree-ibride-mercato-lavoro

Daniela Buonocore: scarti vegetali trasformati in integratori alimentari e cosmetici 

buonocore

L’Italia è tra i primi produttori di ortofrutta in Europa e nel Mondo, con una produzione media annua di  36 milioni di tonnellate di ortofrutta: gli scarti dei prodotti vegetali provengono principalmente delle industrie di trasformazione e nel complesso possono rappresentare dal 20 al 36% del peso della materia prima manipolata; questi scarti non sono facilmente eliminabili sono causa di una perdita di redditività che impatta non solo sui produttori ma su tutti gli attori della filiera, fino al consumatore finale. Inserendosi nel contesto dell’economia circolare, la strategia del progetto PHYVER è avviare un ciclo virtuoso che nasce dal riciclo e dalla valorizzazione degli sprechi alimentari, recuperando dagli scarti dei prodotti dell’agro-alimentare sostanze (fitochimici) con un elevato valore nutrizionale e con proprietà benefiche per la salute dell’uomo da immettere nel mercato degli integratori alimentari o della cosmetica. Questo permetterebbe di mettere a punto un processo sostenibile in grado di abbattere i costi di smaltimento dei rifiuti.
Il mio “sogno nel cassetto” è principalmente la traduzione concreta del progetto: dimostrare che i rifiuti agricoli possono essere utilizzati come materia prima per l'estrazione e la purificazione di sostanze fitochimiche attraverso un metodo semplice, a basso costo e sostenibile. Inoltre, la restante massa di rifiuto può essere utilizzata per la rigenerazione del suolo contribuendo in questo modo a migliorare la produttività agricola.

Marco Rasponi: cartilagine su chip per curare l’osteoartrite

foto cariplo rasponi cariplo

L’osteoartrosi è una patologia degenerativa a carico delle giunzioni articolari e rappresenta una importante causa di disabilità, fragilità e irrigidimento nella popolazione anziana. Ad oggi, non esistono terapie risolutive e sostanzialmente si ricorre all’uso di antidolorifici. Il progetto mio e del team cerca di capire quali meccanismi molecolari si attivano durante l’insorgenza della patologia, dettaglio ad oggi perlopiù sconosciuto. Inoltre, è in corso un trial clinico, guidato dall’Università di Basilea, che mira a valutare la riparazione dei difetti articolari traumatici grazie all’uso di cellule ottenute da biopsie nasali dal paziente stesso. 
Per il nuovo anno mi auguro un piano di investimenti coraggioso per l’Università, che possa permettere alle tante eccellenze che ci sono nel nostro Paese, soprattutto giovani, di competere ad armi pari con i loro colleghi europei. Investire in ricerca significa davvero investire nel futuro, soprattutto nel periodo attuale dove l’avanzamento tecnologico sta trainando ormai da diversi anni anche l’economia. Una possibile strategia che vedrei bene calata nel contesto italiano attuale, è quella di cercare sinergie tra pubblico e privato, cavalcando il fiorente scenario delle startup innovative, spesso formate appunto da giovani dottori di ricerca.

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