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Giornata mondiale del suolo: stop al cemento!

Alla conferenza mondiale sul clima dell’ONU, la COP 25 di Madrid, a cui partecipano le delegazioni di 196 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi del 2015, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, qualche giorno fa ha avvertito: “il punto di non ritorno è ormai vicino”.

Ciascuno è chiamato a rispondere: stati, regioni, città, comunità, singoli cittadini non possono che agire subito per rispondere all’emergenza ambientale. Emergenza che si manifesta nei cambiamenti del clima, nell’aumento dell’inquinamento, nella perdita di biodiversità, nel consumo di suolo. Proprio il 5 dicembre è la giornata del suolo, risorsa preziosa, fragile e non rinnovabile, da cui dipende la nostra sopravvivenza, ma il cui valore è poco riconosciuto dalla società. L’Italia è uno dei paesi con ritmi di consumo di questa risorsa tra i più alti d’Europa. E anche la Corte dei Conti, in una recente deliberazione, ha non solo invitato Stato e Governo a definire “norme e azioni di radicale contenimento dell’uso del suolo” ma ha anche evidenziato la correlazione tra il consumo di suolo e il peggioramento del dissesto idrogeologico.

Milano, sta correndo ai ripari. È notizia di fine novembre che la città pianterà 3 milioni di alberi entro il 2030 grazie al Fondo ForestaMi, presentato alla città davanti al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Un progetto di forestazione urbana che porterà benefici a tutti i cittadini dal punto di vista ambientale, della riduzione dell’inquinamento e del miglioramento della qualità di vita, ma non solo. Il verde in città rappresenta anche una risorsa economica e sociale, di cittadinanza attiva, se intorno al verde crescono energie in grado creare relazioni nelle nostre comunità. Proprio le Fondazioni di Comunità milanesi (Fondazione di Comunità Milano, Fondazioni di Comunità Nord Milano e Ticino Olona) sono attivate nel progetto.

Non solo: Fondazione Cariplo è da anni impegnata a contrastare il consumo di suolo e favorire la conservazione delle aree naturali con specifici strumenti erogativi che mettono al centro la manutenzione e il recupero degli spazi abbandonati, sia in contesti urbani che in aree più marginali. A partire dall’impegno dei bandi dedicati alla salvaguardia degli spazi aperti (2010-2013), nell’ambito dei quali sono stati complessivamente censiti più di 1000 spazi aperti in ambito urbano e peri-urbano, sviluppati più di 50 studi di fattibilità e 9 progetti di riqualificazione e mantenimento degli spazi aperti. Ma anche attraverso la valorizzazione dei servizi ecosistemici e la promozione dell’agricoltura sostenibile come strumento di presidio del territorio e occasione di occupazione per i giovani e per le persone in condizioni di svantaggio. In questo sta giocando un importante ruolo il bando Coltivare valore, giunto alla seconda edizione.. Sono infine molte le azioni dedicate alla conservazione del suolo nell’ambito del programma AttivAree dedicato alle aree interne: il recupero dei terreni abbandonati per realizzare attività agricole in montagna crea al contempo le condizioni per rimanere o ritornare su questi territori e contribuisce a ridurre il rischio idrogeologico.

In altri termini, la tutela del suolo e la riduzione della cementificazione sono alcune delle chiavi che abbiamo per affrontare l’emergenza climatica in corso: conservare l’integrità del suolo, adottare metodi di coltivazione agroecologici non consentono solo di stoccare il carbonio, ma anche di essere più resilienti rispetto ad eventi meteorologici estremi.

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